Home  Short  Intro  Classe  About  Gruppo
CODCAST CHANNEL
We craft many minimal stories because emotions are the fuel of a meaningful life
WORDS
1Scrittura non banale. Scrittura a pagamento. Sceneggiatura presentazioni.
2Retorica: interessare, emozionare, insegnare. Autorevolezza.
3Espressività. Linguaggi non verbali. Tecniche teatrali.
4Dialettica. Relazioni interpersonali. Gestione dei conflitti. Teaming. Team Building.
5Oratoria. Public speaking. Eventi. Streaming. Consulenza politica.
6Comunicazione. Distribuzione organica. Passaparola. Gruppi.
7Formazione. Educazione. Classi. Sviluppo psichico.
8Stabilire rapporti, non imporre slogan.
INTRO
Scopo della comunicazione è stabilire rapporti, non imporre slogan
Puoi ascoltare questo articolo invece di leggerlo
L’innata vanità, particolarmente suscettibile per ciò che riguarda l’intelligenza, non vuole accettare che quanto da noi sostenuto in principio risulti falso, e vero quanto sostiene l’avversario. Ne deriva che, di regola, chi disputa non lotta per la verità, ma per imporre la propria tesi, come pro ara et focis [per la casa e il focolare], e procede per fas et nefas [con mezzi leciti e illeciti], perché, come si è mostrato, non può fare diversamente.”

Così scrive Arthur Schopenhauer nel sua opera sulla dialettica “L’arte di avere ragione” spalancando la pregiata anta di noce dell’armadio della personalità in cui si nascondono amanti, polveri, nemmeno tanto sottili, taluni scheletri e molti abiti fuori moda, alcuni ancora con il cartellino attaccato. Arthur è convinto che la vera forza interiore dell’essere umano sia la sua fisiologica cattiveria, il che spiegherebbe, in effetti, come la nostra specie sia riuscita a dominare sulla terra e, su quella via, a sterminarne varie altre nella più completa indifferenza, anzi con ampie giustificazioni, ne è così convinto, dicevo, che attribuisce un nuovo significato al termine “dialettica”, passando da “Strumento di indagine della verità”, come innocentemente l’aveva pensata il magno greco Zanone, ad “Arte di imporre la propria verità”.

“l'umano è cattivo”
  Seguendo un po’ le vicende del nostro Parlamento, e, ahimè, anche del Senato, risulta difficile non dare ragione a Schopenhauer. Prendiamo il caso dei parlamentari ignoranti. In un gustoso articolo L’Espresso ne fa la conta, basandosi sul numero di laureati, e non ne esce un quadro onorevole per gli onorevoli. Ora, possiamo indignarci, ed è certamente una reazione comprensibile, o gustarne l’aspetto comico, seguendo le numerosissime gaffe disponibili sui media, ma non possiamo negare il fatto (e dico “fatto”, non “opinione”, si badi bene) che chi ci rappresenta è stato eletto da noi, da me, da te che leggi, dal popolo. Metaforicamente, si intende; perché “io ho votato giusto!”, e anche tu avrai votato giusto, immagino; i presenti vanno esclusi di rito, perché sono gli “altri” che hanno sbagliato, in pieno accordo con quanto suggerito dalla voce della vanità, da non confondersi con la spesso citata “voce della verità” (fateci caso: quante volte la verità è menzionata dalla vanità?).

“homo sapiens”
  La storia più affascinante mai scritta è quella dell’uomo. È affascinante per via del soggetto, l’uomo, che si proclama razionale e logico, ma è controllato dalle sue emozioni. Tanto per fare un esempio, l’uomo è controverso perché pur dotato di giudizio, si affida al pre-giudizio per formare le sue opinioni e per prendere, poi, le sue, talvolta drammatiche, decisioni. E questo fenomeno non accade per scelta, o per difetto, ma per fisiologia: ci siamo evoluti così, in nome dell’efficienza, per consentire al nostro meraviglioso cervello di stabilire, in pochi secondi, al primo incontro con uno Smilodonte [una tigre dai denti a sciabola, per intenderci], mai visto prima, se il colorato e morbido animale, così diverso, per dire, dall’inquietante Sarcosuchus Imperator [tipo un coccodrillo preistorico, comunque un animale brutto brutto] appartenga alla categoria “ma che bel gattone che sei” oppure a quella “macchina da sterminio”. Insomma il pregiudizio è un sorta di coprocessore matematico, che accelera le funzioni cerebrali, progettato per salvarci la vita, ma vai a pensare che poi avrebbe prodotto i negri e gli juventini.

  Ecco dunque spiegato perché ci siam fatti convincere a eleggere in rappresentanza del popolo italiano qualche negazionista, una paio di pornostar, un buon numero di indagati, una vasta serie di nemici del congiuntivo, una pletora di soggetti prevedibilmente determinati a farsi i casi loro, ma anche un sorprendente drappello di salvatori della patria, talebani dell’ecologia, del populismo, del cambiamento, tutti rigorosamente evangelisti del “perché lo chiedono gli italiani!”, anche se poi in parlamento rappresentano il 20%, il 15, il 7, il pocopercento degli italiani. Una caratteristica comune, i nostri politici ce l’hanno: scarsissime conoscenze dell’inglese, o di qualunque altra lingua straniera, e quandanche ne conoscano vagamente la grammatica resta tassativo per loro mantenere inalterato, nella pronuncia, l’accento e le inflessioni dialettali e che qualunque fonema diverso da quelli propri della lingua italiana venga traslitterato (They are - SZei ar, Whater – Vater, ecc.), così che i tratti distintivi dell’italianità vengano preservati anche nella denegata ipotesi che si debbano intrattenere rapporti con l’estero.

“codcast italia”
  Il qui presente estensore, parlando anche a nome di chi spende la sua quotidianità in Codcast Italia, ha stabilito ormai molti anni fa di osservare e riflettere delle bizzarrie appena accennate qui sopra, per migliorare il suo autocontrollo, per riconoscere le trappole tese dai processi cognitivi, per costituire attraverso l’esperienza una competenza che possa essere condivisa con altri, a partire dai più giovani, e questo nella speranza di favorire la costituzione di solidi rapporti fra esseri umani governati dalla ragione come alternativa alle sottili arti di persuasione descritte nell’opera di Schopenhauer.

  Chiunque può pensare meglio e parlare meglio, ma non sarebbe meglio se lo scopo di questa retorica fosse far emergere la verità, trovare un accordo soddisfacente per tutti, consolidare le relazioni costruendo rapporti di fiducia, oltrepassare la vanità e arrivare ad ammettere di avere, diononvoglia, solo qualche volta, torto? Mostrarsi vulnerabili è la spina che connette le persone; l’umiltà è il primo presupposto alla formazione di rapporti franchi e duraturi.

  “Scopo della comunicazione è stabilire rapporti, non imporre slogan.” Daniele Belloli, Codcast Italia.
CLASSE
Ascolta "Spiegati Meglio! Classe di Scrittura, Retorica ed Espressione" su Spreaker.
Puoi ascoltare questo articolo invece di leggerlo
Spiegati Meglio! Classe di Scrittura, Retorica ed Espressione.
Il fine principale di uno che parla è quello di essere creduto, che la sua argomentazione sia condivisa e le sue affermazioni convincenti.

Come guadagnare l'attenzione dei nostri ascoltatori? Come fargli comprendere il nostro punto di vista? E come evitare che il loro giudizio su di noi sia vittima del pregiudizio? Molti adulti non hanno una risposta per queste tre domande, nonostante abbiano certamente avuto almeno un'occasione nella vita di rammaricarsi di non aver saputo esprimere autorevolmente la propria opinione. E i giovani? I giovani versano in una condizione anche peggiore: mancano di un vocabolario ricco, sono schiavi di uno slang che, se rende fighi quando usato fra coetanei, non è di alcun aiuto negli appuntamenti della vita, come le interrogazioni, gli esami, i colloqui di lavoro, ma soprattutto, non sono minimamente preoccupati dalla loro improprietà di linguaggio. Semplicemente, non ne comprendono l'importanza perché nessuno gliel'ha spiegata.

Chi, al contrario, da questa condizione è molto preoccupato è il gruppo di adulti, già genitori, autori di questo corso. Pensano ai propri figli, dipendenti dagli intercalari, e pensano all'attuale contesto scolastico che non prevede la minima formazione allo scrivere, né al dire. Imparare a esprimersi con autorevolezza è possibile; esistono regole che governano il dire, ben note fin dall'antichità. Cicerone, maestro di eloquio, definiva così i 3 obiettivi della retorica: movere, delectare, docere; interessare, emozionare, insegnare.

Di queste regole e di altri aspetti dell'eloquio parleremo in questa classe, anche attraverso numerosi esempi. Frequentare la classe sarà d'aiuto agli studenti a controllare il proprio modo di scrivere, di esprimersi e di comportarsi di fronte a qualunque pubblico, in modo tale da apparire autorevoli, per ottenere il massimo da ciò che sanno, e controllare il giudizio di chi li ascolta, evitando così di cadere nelle trappole tese dai sentimenti avversi, dalle emozioni e dai pregiudizi degli altri.

Gli studenti di questo corso impareranno a scrivere storie e a raccontarle al pubblico, sia questo composto da un insegnante come da una platea di amici. Se pensate che i temi dei vostri figli siano brillanti (o le vostre presentazioni! Come ve la cavate con lo scritto?) non avete bisogno di questo corso. Se, invece, al ricordo dell'ultimo tema avete alzato gli occhi al cielo in cerca di una musa pietosa che ispiri i vostri ragazzi, possibilmente prima della prossima verifica di italiano, una musa capace di far uscire dalle penne di chi amate (o dalle vostre), storie interessanti, avvincenti, autentici doni per chi ascolta, allora considerate questa classe: potrebbe essere una soluzione assai più pragmatica.

Perché vi parlo proprio di storie? Le storie sono un modo speciale di comunicare, in grado di mettere in contatto l'autore con il pubblico, di creare un legame forte fra chi parla e chi ascolta. Le storie sono un modo potente per connetterci con l'auditorium perché risuonano nel profondo degli esseri umani. Ma che cos'è una storia? Troppo spesso siamo vittime di quello che in classe chiamiamo "il pensiero egoista", un pensiero che pone l'oratore al centro della sua stessa riflessione (beh, del resto è la sua); il pensiero di chi ha sé stesso per protagonista probabilmente genererà una storia noiosa. Seth Godin, il guru della comunicazione, in un suo intervento durante una conferenza TED ha notato come le e-mail andrebbero spesso chiamate "me-mail". E, ahimè, il gigantesco numero di messaggi, di video, di testi spazzatura che riempie il web è una prova di questa asserzione. Lo "story telling" è di moda, ma una storia non è semplicemente un racconto, ci sono precise regole da seguire, e la prima e più importante è: "deve essere un dono, deve lasciare qualcosa a chi l'ascolta, qualcosa che possa portarsi via".

“spiegati meglio!”
Classe Spiegati Meglio

Questo corso insegna un metodo pratico perché la storia possa diventare il modo con cui comunicare il proprio pensiero e restare nella memoria del nostro pubblico. Gli studenti impareranno a scrivere una storia e a raccontarla. Gli studenti impareranno a creare un legame con il pubblico.

Il corso è articolato in 6 lezioni on-line della durata di circa 30 minuti:
1. una storia deve essere un dono (le regole per scrivere in modo non banale e pensando agli altri),
2. la proprietà di linguaggio (gli intercalari distruggono la reputazione),
3. controllare la propria voce,
4. l’espressività e i linguaggi non verbali (il corpo parla),
5. come presentare (come realizzare slide che non distraggono e come usarle in modo teatrale),
6. conoscere l’Altro (le funzioni psichiche autonome che influenzano involontariamente il giudizio su di noi).


A chi è rivolto. Il corso è pensato per studenti delle scuole secondarie di ogni grado e per studenti universitari. Nel corso si affrontano specificamente tematiche utili a chi deve sostenere esami, presentare tesi o sostenere colloqui di lavoro.

Google Classroom è la piattaforma scelta per veicolare il corso. Per accedervi è necessario essere in possesso di un account Google.

Costi. La partecipazione alla classe è gratuita. Iscrivendovi potrete entrare in contatto con i docenti e gli altri studenti, scambiare informazioni, chiedere pareri. Potrete anche scaricare liberamente il materiale del corso. Per partecipare alle lezioni on-line e alle esperienze di gruppo (esercizi, prove generali, consigli su specifiche presentazioni, temi o tesi) è richiesto un contributo una tantum di 53 euro.

Qui di seguito il link di invito al corso: clicca qui (codice corso: emj5myt)

Per ulteriori informazioni scrivete a segreteria@codcast.it
ABOUT
C odcast Italia è il primo editore specializzato in progetti di comunicazione diffusa per via organica e dedicata a gruppi chiusi. Alè, la definizione ve l'ho data e..., lo so, non è mica tanto chiaro cosa si faccia qui in Codcast; dipende dal fatto che siamo diversi, che non esiste una categoria in cui inserirci, che siamo unici nel mercato dei comunicatori.
  Comprendere il nuovo richiede sempre un certo sforzo (io ci ho messo un bel po' a laurearmi!), eppure l’innovazione che proponiamo è antica come l'uomo e del tutto priva di segreti; il modello di comunicazione che applichiamo coincide perfettamente con il modo con cui noi esseri umani comunichiamo, in famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro, con gli estranei: lo chiamiamo... “passaparola”.
  L'homo sapiens è "social by design", biologicamente dipendente dalle relazioni con altri esseri umani, come dimostrano i pochi eremiti esistenti sulla faccia della terra.

“passaparola”
  Codcast Italia comunica attraverso i social media: «anche noi», dicono in molti, in moltissimi in effetti. Noi lo facciamo nel modo più naturale, coinvolgendo le persone in iniziative interessanti, utili, degne di essere vissute e ricordate, e lasciando che la natura social di ognuno di noi faccia il suo corso e diffonda il messaggio attraverso il passaparola agli amici, volontariamente, coinvolgendoli in un modello espansivo esponenziale. La dico in modo diretto: «budget media zero» (dai, una delle poche varianti interessanti di budget-zero...).
  Comunichiamo in modo naturale perchè è così che le notizie si diffondono fin dalla notte dei tempi, per passaparola, che è il più efficace strumento di marketing da sempre. Comunichiamo in modo naturale perchè il passaparola funziona! Il nostro metodo si fonda sulla competenze di esperti comportamentali, antropologi, sociologi, psicologi e filosofi, tutti profondi conoscitori dell'homo sapiens e delle sue bizzarre attitudini, convinti sostenitori che l'irrazionalità governi la maggior parte delle nostre scelte, tesi questa che trova pieno supporto nella fisiologia del nostro cervello. Il nostro corrugato organo di governo, infatti, tratta il pensiero razionale in un'area, la corteccia prefrontale, del tutto distinta da quella deputata alle decisioni, il sistema limbico; in pratica, siamo capaci di complesse analisi, ma decidiamo come gli scimpanzé.

“sociologia”
  Oggi, che viviamo l'era dell'abbondanza della comunicazione, non c'è alternativa migliore al passaparola; i social media hanno consegnato nelle mani di ognuno di noi un microfono acceso e collegato, dandoci l'illusione che farsi ascoltare sia facile quanto parlare. Così tutti, ma proprio tutti, voi, i vostri concorrenti, i vostri amici, i loro parenti, sono scesi in questa caotica arena moltiplicando per infinito il volume dei messaggi; messaggi inviati, ma raramente ricevuti. I social media per primi si sono accorti di questa assurda condizione e hanno tentato di porvi rimedio inserendo sofisticati algoritmi valutativi nella speranza di dividere le notizie interessanti dalla spazzatura. E indovinate un po' come è stata classificata la comunicazione commerciale delle aziende?
  I social media hanno messo le aziende su una giostra dalla quale non possono scendere, e la giostra gira in tondo e non porta da nessuna parte; sulla giostra ci sono tutti i vostri concorrenti che dicono esattamente le vostre stesse cose, scendere equivale a favorirli. L'unico risultato di questa competizione è ricchezza per i social media e diffidenza dal pubblico.
  Se siete soddisfatti delle prestazioni del vostro marketing, se la direzione dell'azienda conferma la crescita, e i budget a disposizione della comunicazione aumentano, lasciateci perdere, stiamo dicendo stronzate. Ma se anche i vostri budget di comunicazione si stanno riducendo anno dopo anno, dovreste davvero riflettere sull'efficacia del vostro sforzo. Perchè lo scopo della comunicazione è vendere; La comunicazone efficace porta ricchezza, che alimenta i budget per portare più ricchezza. Oh, certo il mercato è avverso, ma nel mercato ci siamo tutti: campo bagnato, ma uguale per tutti.

“giostra”
  Smettiamo di nasconderci dietro alla “visibilità”: l'equazione visibilità=vendite non è più vera da quando la visibilità è diventata merce di poco valore e tutti l'hanno comprata per due spiccioli. Il pubblico - e tutti noi siamo pubblico - vede tutto, anzi vede troppo; se vogliamo tornare ad essere efficaci, se vogliamo che il marketing produca un risultato visible nel bilancio dell'azienda, bisogna trovare un approccio nuovo.
GRUPPO
Il gruppo è il contenitore in cui è possibile avviare dialoghi di lunga durata. Per convincere le persone a fare qualcosa, per guadagnare la fiducia e il rispetto delle persone serve tempo. E' davvero molto raro che un messaggio, nuovo, mai sentito prima, ci convinga ad agire al primo contatto. Questa superficialità del rapporto messaggio-persona è uno dei più grandi limiti del digital: è facile raggiungere un numero elevato di persone, ma è molto difficile raggiungerle ripetutamente, quasi impossibile instaurare un dialogo. I social media creano facilmente molti contatti fugaci.

“tempo”
  Noi di Codcast, consapevoli del caos che regna nel web, ci siamo da tempo specializzati nelle gestione delle complesse dinamiche dei gruppi. Confidiamo nella possibilità di isolare le persone in gruppi e di renderle partecipi e reattive coinvolgendole in progetti seri, fattivi e utili. Un gruppo coeso, motivato e indirizzato verso un obiettivo di comune soddisfazione possiede una forza esplosiva: lo sa bene ogni allenatore sportivo. Ecco, Codcast allena gruppi al conseguimento di obiettivi. Per riuscire in questo compito utilizziamo le nostre competenze in materia di scienze comportamentali, come fa, magari istintivamente, qualunque bravo coach.

“coach”